Sonnet on Descartes’ Vinyard / Sonetto sul Vigneto di Cartesio: by Bonnie McClellan

SONETTO SUL VIGNETO DI CARTESIO

Paesaggio trascrive in polvere il fantasma del tempo
Tratto manomesso; friabile, reticolo evidente.
Maledizione di Jahweh, o di Minerva fatidico dono
Nudo frutto d’Eden, nel lavoro ridefinito.
Asse cartesiana della mente ben ordita
Contro il caos verdeggiante; la ruota della ragione.
EGO SUM dell’uomo tirato in campo ardente
Morbida, intransigente linea infinita.

Cosa abbiamo perso in questo mondo ben composto,
Arato dalla nostra razza divisa e consapevole?
Beatitudine incolta, dura, senza nome;
Primo bacio selvaggio tra Adamo ed Eva d’ossa fine;
Frusciante betulla sbiancata, mai scritta;
Panno primale della lingua, tessuto ma ancora spiegato.

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SONNET ON DESCARTES’ VINEYARD

Landscape writes out in dust the ghost of time
Well-fingered tract; friable, forceful grid.
Yahweh’s curse or Minerva’s fateful gift
Naked fruit of Eden, in labour, redefined.
Cartesian axle of the ordered mind
Brought against verdant chaos, reason’s wheel.
Man’s own I AM scratched out in burning field
Soft, intransigent infinity of line.

What have we lost in this well-structured world
Ploughed out by our sentient, divided kind?
A hard, unnamed, uncultivated bliss;
Adam and fine-boned Eve’s first savage kiss;
Clattering, chalky aspen undescribed;
Primal cloth of language, woven, yet unfurled.

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